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lunedì 26 aprile 2021

L’Assemblea di Roma e l'Unità che s'ha da fare

ResistenzaAttiva era lì per confrontarsi con le diverse componenti, la situazione è magmatica, ma animata da spirito costruttivo.

È il primo necessario passo di un percorso lungo e faticoso, ne siamo consapevoli, ma ci impegneremo  affinché porti frutti concreti.

CONSERVAZIONE CREATIVA di Moreno Pasquinelli




L’ASSEMBLEA DI ROMA E L’UNITÀ CHE S’HA DA FARE

Più di mille persone hanno partecipato all’Assemblea per un Fronte del Dissenso svoltasi ieri a Roma promossa dalla Marcia della Liberazione.

Questo successo si spiega per due ragioni essenziali. I promotori hanno solo saputo captare il vento delle proteste, raccogliendo la domanda che esso portava con sé, l’esigenza di far confluire i tanti rivoli in un unico fiume affinché straripi e rompa la compatibilità della “dittatura sanitaria”. Ma il successo è dipeso anzitutto dall’energia sprigionata dal movimento di protesta, dalla sua pur disordinata vivacità.

E’ il capo della Polizia Lamberto Giannini che ce lo conferma: da gennaio a metà aprile ci sono state nel Paese più di 4.500 manifestazioni.

Un dato sorprendente che attesta che una nuova creatura sta venendo al mondo.

Alla situazione inedita e fino ad oggi sconosciuta, quella segnata dallo stato della paura e dell’emergenza, corrisponde infatti la nascita di un originale, inconsueto e screanzato movimento, che è sociale, culturale e politico allo stesso tempo. Non rassomiglia quindi a quelli del vecchio movimento operaio (cosiddetti movimenti sindacali di classe); né è simile ai single issue movement, andati per la maggiore nell’ultimo trentennio. Tantomeno segue le orme dei cosiddetti NIMBY — not in my back yard, ovvero “non nel mio cortile”.

Il nascituro viene infatti da un brutale parto cesareo voluto ed effettuato dalle stesse forze sistemiche. Appena nato esso deve già fare i conti con la sfida tutta strategica rappresentata dall’uso biopolitico della pandemia, tassello che sta dentro all’orizzonte del “Grande Reset”, dell’avvento di un regime capitalistico della tecno-sorveglianza, ideologicamente giustificato in nome del “progresso” e della divinizzazione della (loro) scienza.

In questo contesto nessun movimento di ribellione sociale può dirsi tale o acquisire dignità se non contesta alle fondamenta il sistema, le sue regole, la sua narrazione ideologica, le sue finalità.

Si addensano le nuvole che annunciano una grande tempesta sociale nel cuore dell’Occidente, lì dove le forze dominanti hanno deciso di giocare la partita del resettaggio sistemico, ovvero di giocarsi il tutto per tutto. Nessun errore è consentito a noi, ma nemmeno a loro. E loro, di errori, ne stanno già facendo, alimentando così il nascituro che potrebbe un domani divorarli.

Alla loro “distruzione creativa” la creatura oppone, a ben vedere, una conservazione creativa. Difendere e custodire ciò che resta di umanità sociale, di democrazie e di libertà è, oggi come oggi, un atto rivoluzionario. Come se dovessimo rovesciare lo slogan del ’68: “Siamo irrealisti, esigiamo  il possibile!”.

Questo emergeva dall’assemblea di ieri. Si è trattato di una sinfonia della libertà. Non c’erano state prove generali per cui abbiamo avuto molti solisti, alcuni forse hanno steccato. Tuttavia ognuno, pur a suo modo, ha tentato di considerarsi parte del tutto, di eseguire se non proprio lo spartito, il refrain richiamato dal direttore d’orchestra: l’unità s’ha da fare!

Il prossimo passo è far nascere un Coordinamento generale delle lotte, il secondo una urgente, unitaria, concordata e davvero imponente mobilitazione nazionale e popolare.

Se son rose fioriranno, recita l’adagio.

A chi fa spallucce vale ricordare quanto scrisse un filosofo: “Non rinunciare a cogliere una rosa per timore che una spina ti punga”. Ci pungeremo, sappiamo che il nemico vorrà farci del male. Non ci sarà concesso indietreggiare, accetteremo ogni sacrificio per riprenderci la vita.

domenica 25 aprile 2021

La petizione più pazza del mondo

Cari amici, chi dice che la politica è complicata, difficile, forse è nel vero.

Ma di sicuro sbaglia chi dice che è noiosa, che non è divertente. Eresia!

La politica può essere divertentissima. Una prova? La petizione on line lanciata da un partito che sostiene il governo di super Mario Draghi (il presidente del consiglio senza il quale saremmo tutti TERRORIZZATI).

Questa petizione, che chiede l’abolizione del coprifuoco, ha scatenato una ridda di commenti assai spassosi. Ne riportiamo solo alcuni a mo’ di esempio.

Innanzitutto, un politico di un altro partito ne ha approfittato subito per azzupparci la fresella e, sulla falsariga del nun famo a cojonasse, ha scritto: “Un partito di maggioranza che raccoglie firme contro decisioni del governo di cui fa parte. No. Così non va”.




Il successivo commento andava nella direzione del puro buon senso: “Questa petizione di un partito che, in palese opportunismo, tiene organicamente il piede in due scarpe in attesa di elezioni in cui raccogliere i benefici sia del governo che dell’opposizione. Il chiarimento subito”. (non sfugga anche la parte comica: “il chiarimento subito”).

Per finire, un’osservazione che ci è assai piaciuta per tutti i frizzi e i lazzi che ha scatenato: “Commette l’errore di sempre: l’insensato coprifuoco va cancellato PUNTO. In primis proprio perché INSENSATO e poi perché se si pone la condizione ‘dove il virus sia sotto controllo’, si ammette implicitamente che altrove non lo è (errore perché dipende da un parametro INSENSATO)”.

Insomma, amici, non avevamo ancora esaurito le risate per l’opposizione al coprifuoco che, invece di dire semplicemente NO, mercanteggiava un “potremmo fare le 23 invece delle 22”,  che la super mossa strategica della chiamata al popolo per la firma della petizione tattica, ha aggiunto altro buonumore, del quale siamo parecchio grati.

lunedì 19 aprile 2021

Manifestazione del 24 aprile al Circo Massimo

Resistenza Attiva aderisce alla manifestazione del 24 aprile al Circo Massimo, di cui pubblichiamo l'appello, perché è importante tornare ad occupare gli spazi che ancora non possono negarci, perché è importante manifestare il dissenso uscendo dal virtuale, perché incontrarsi è fondamentale, perché coordinare tutti coloro che si oppongono a questa dittatura sanitaria è il primo passo. 

Uniti si può fare molto, divisi si è già sconfitti.




lunedì 12 aprile 2021

Comunicato - #IoApro

Resistenza Attiva sostiene l’iniziativa #ioapro - manifestazione che si terrà oggi a Roma e che vede tra gli organizzatori ristoratori e commercianti - perché, soprattutto in questo momento, ci sembra doveroso stare dalla parte di chi manifesta per il diritto al lavoro, per la libertà di pensiero e di espressione del dissenso e per la difesa di tutte le libertà illegittimamente sottratte.


domenica 11 aprile 2021

Appunti sulle restrizioni - Avv. Valerio Donato

A marzo scorso, gli appartenenti al movimento delle sardine si sono recati, da più parti di Italia, a Roma per manifestare davanti alla sede del Partito Democratico, violando così il confinamento e il divieto di spostamento tra le regioni. 

I leader del movimento facevano però sapere di non essere stati sanzionati per avere rispettato la circolare del Ministero dell'Interno n. 15350/117/2/1 che permette lo svolgimento di manifestazioni pubbliche “regolarmente autorizzate”. La stessa circolare consentirebbe inoltre spostamento da e verso regioni e zone con più elevato livello di rischio qualora queste manifestazioni fossero di carattere nazionale. 

Sennonché nella circolare in oggetto (qui) nulla di tutto ciò si legge. Pochi giorni dopo l’evento delle sardine, peraltro, una manifestazione (“non autorizzata di No Mask e No Vax” così il Messaggero (qui) di lavoratori a Torino riceveva tutt’altro trattamento: come riferisce l’articolo citato “al termine della manifestazione sono state comminate una cinquantina di sanzioni per violazione delle norme sul contagio”. “Tra queste, una trentina per mancato uso della mascherina e una ventina per mobilità ingiustificata [SIC!] in un comune [ma le sardine si erano mosse da più regioni] diverso da quello di residenza”. 

La testata prosegue riferendo che in piazza c’erano “anche volti dell'estrema destra e alcuni anarchici, e un candidato sindaco” (Ugo Mattei, della lista "Futura per i beni comuni", vicino all'ex vicesindaco e assessore all'Urbanistica Guido Montanari), colpevole di avere invocato la “libertà di manifestare comunque la si pensi” addirittura “ricevendo applausi”. 

Se fa più scalpore l’evidente doppiopesismo, tanto della carta stampata quanto dell’autorità di Pubblica Sicurezza, dietro queste notizie si cela qualcosa di veramente insidioso: l’idea, falsa, che le manifestazioni debbano essere previamente autorizzate. Sul punto la Costituzione appare tranciante. 

L’art. 17, infatti, stabilisce che “i cittadini hanno diritto di riunirsi pacificamente e senz’armi” (comma I), che “per le riunioni, anche in luogo aperto al pubblico, non è richiesto preavviso” (comma II) e che le sole “riunioni in luogo pubblico” devono essere precedute dal “preavviso alle autorità, che possono vietarle soltanto per comprovati motivi di sicurezza o di incolumità pubblica” (comma III). La previsione di una richiesta di autorizzazione preventiva sarebbe pertanto incostituzionale.

La circolare citata da Santori, come già detto, nulla dispone sulle manifestazioni in luogo pubblico limitandosi a ribadire il divieto espresso per lo svolgimento di sagre e fiere di comunità (ma solo se “contraddistinte dal carattere locale”, rimanendo “consentite quelle di carattere nazionale e internazionale”). 

Ma l’idea, incostituzionale e contraria alla libertà fondamentale del cittadino di riunirsi liberamente, che le riunioni in luogo pubblico debbano essere previamente autorizzate, purtroppo, è entrata subdolamente nel nostro ordinamento già prima della (asserita) emergenza sanitaria. Il riferimento è ai fatti di piazza San Carlo a Torino del 3 giugno 2017. 

Come noto quella notte fu trasmessa su un maxi schermo la finale di Coppa di Campioni e, a causa di gravi manchevolezze organizzative e di sicurezza (fu permessa la vendita di bottiglie di vetro e furono posizionate male le transenne in modo da impedire vie di fuga), al momento in cui dei balordi crearono il panico tra i tifosi assiepati si creò un parapiglia che causò numerosi feriti e causò la morte di due donne. 

Le evidenti responsabilità dell’amministrazione comunale e della Pubblica Sicurezza, infatti, è stata presa a pretesto per introdurre il principio non solo dell’autorizzazione preventiva (in realtà le leggi di pubblica sicurezza prescrivono già che gli eventi di intrattenimento più grandi o a scopo di lucro debbano ottenere la licenza di pubblica sicurezza – oltre ovviamente al permesso di occupare il suolo pubblico rilasciato dall’ente titolare del medesimo), ma anche quello che sagre, manifestazioni ed eventi per tenersi in pubblico debbano essere assistiti da un piano di sicurezza, redatto da un professionista privato, e da un apparato di sicurezza svolto da operatori privati del settore. 

In altre parole è stata privatizzata la gestione dell’ordine pubblico imponendo una normativa (con un atto non previsto nelle fonti del diritto – la circolare di pubblica sicurezza – seguito poi da circolari ministeriali, fonti secondarie del diritto) che prevede una serie di pesanti oneri, anche finanziari, e responsabilità a carico degli organizzatori di tali riunioni pubbliche, che ne limitano pesantemente lo svolgimento. 

In sostanza molti eventi pubblici da allora sono stati cancellati per l’impossibilità di fare fronte alle spese (una sagra di paese può arrivare a costare anche 15/20 mila euro in sicurezza) e quelli che si sono svolti sono stati pesantemente menomati e snaturati. 

Non solo! L’obbligo di dotarsi di buttafuori privati paradossalmente aumenta i rischi per l’ordine pubblico laddove l’esagitato ubriaco locale viene sicuramente meglio gestito da un appartenente alle forze dell’ordine o da volontari del luogo. 

La conseguenza più grave, però, è che solo le manifestazioni più ricche si potranno oramai svolgere, mentre quelle più povere saranno pesantemente penalizzate o cancellate. 

Ritornando alle pubbliche manifestazioni di pensiero (non soggette ad autorizzazione preventiva) non ci si stupisce quindi che alle sardine (movimento senza alcuna ideologia che non sia quella di sostenere il potere costituito) sia permesso di derogare alle norme che vietano gli spostamenti mentre a partite iva cui viene impedito da un anno di lavorare, invece, no.

mercoledì 7 aprile 2021

Sepolcri imbiancati

Premesso che RA reputa importante una responsabile ed attenta disamina sulla legalizzazione della cannabis, premesso che la problematica è materia seria e da approfondire, ritiene altresì che ci siano delle evidenti priorità e che, in questo momento, così difficile e preoccupante, questa vicenda appaia come un mezzo di distrazione di massa.

Questo governo sta agendo calpestando la Costituzione ed i più elementari diritti: libertà di pensiero, di espressione, di movimento, di incontrarsi ma anche di accudire i propri cari, di istruire; ha continuato la scellerata politica di chiusura di scuole ed università, di inagibilità degli ospedali e, di conseguenza, di diritto alle cure, facendo drammaticamente aumentare la mortalità per tutte le patologie…

Mentre si partecipa a questo scempio, del quale l’intero arco parlamentare è complice, si fa passare un DL che obbliga il personale sanitario tutto alla vaccinazione, nel contempo si crea lo scudo penale per i medici vaccinatori!

Se si ritiene che occorra uno scudo penale, vuol dire che, chiaramente, la sicurezza non è garantita, non solo, sappiamo ormai, con assoluta certezza, che chi ha ricevuto il vaccino può infettare, che cosa dobbiamo evincere allora dall’obbligo vaccinale per i sanitari? Colpirne uno per educarne cento? Fare una prova di forza in barba all’articolo 32 della Costituzione? non tener conto minimamente della convenzione di Oviedo?

Qui siamo di fronte ad una vera e propria violazione dei più elementari Diritti Umani. In politica questo si chiama dittatura!

Ce ne sarebbe a sufficienza per far, immediatamente, cadere il governo!

Ma tutti costoro, compresi leghisti e 5 stelle, evidentemente non vogliono fare niente, non hanno nessun interesse a bloccare questo Decreto Legge infame.

Far cadere il governo avrebbe significato prendere tempo, essere contrari, del resto, ci piace ricordare che per molto meno, ovvero per mero calcolo elettorale (per altro rivelatosi errato), fecero cadere il primo governo Conte… certo lo avrebbero dovuto fare subito, ritirando i propri ministri ma, con tutta evidenza, per questi politicanti improvvisati, opportunisti e pavidi, la dignità politica è qualcosa di sconosciuto, da cercare nel dizionario ed il coraggio non si trova nei pertugi dai quali sono usciti.

Il tempo era un fattore fondamentale e costoro lo sapevano benissimo, non per nulla hanno tirato fuori questa porcheria anticostituzionale a ridosso di Pasqua.

Le due settimane date per adeguarsi non sono sufficienti per un eventuale ricorso, per opporsi… in tutto questo Salvini non trova di meglio da fare che minacciare di far cadere il governo sulla questione della cannabis!

Evidentemente, la Lega ha un concetto tutto suo di rappresentanza parlamentare e di priorità, ne prendiamo atto, ancora una volta; condividere questo scempio fa di voi dei complici e quindi dei nemici politici peggiori del PD perché loro, almeno, non hanno mai giocato a carte coperte, sapevamo bene chi fossero, voi avete bellamente preso in giro chi vi ha votato e non sarà l’opposizione sulla cannabis o lo sbandierare lo spauracchio dell’immigrazione a ridarvi credibilità.

Siete destinati a tornare nella pattumiera della storia così non avrete più scuse imbarazzanti da tirare fuori per la vostra inettitudine, il vostro opportunismo, la vostra miseria intellettuale.