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giovedì 27 maggio 2021

Il Portogallo bandisce Sun Tzu

Una notizia clamorosa ci arriva dal Portogallo, amici.

Il Paese lusitano, infatti, ha appena deciso di mettere al bando le opere del saggio cinese Sun Tzu, venerato maestro autore de L’arte della guerra.

Ma veniamo ai fatti, amici.

Già da un po’ di tempo, gli osservatori più attenti, avevano notato nella politica portoghese una totale assenza delle più elementari nozioni di tattica parlamentare e di strategia politica.

Nel Parlamento portoghese, infatti, hanno la barbara abitudine di votare no quando non si condivide una proposta e sì quando, invece, la si condivide.

Capite? Niente tattica, nessuna strategia. Sì, oppure, no.

Un esempio della cronaca recente riguarda il famigerato “green pass” che il Parlamento di Lisbona ha appena bocciato.




Bocciato, punto. Nessuna votazione mezza elettronica mezza alzata di mano, nessuno che sparisce dagli elenchi della votazione, nessuno che va in bagno. Niente di tutto questo; barbarie pura.

La stessa cosa è avvenuta con la riapertura ai turisti. Hanno visto i dati e, politicamente, hanno deciso di riaprire. È come se in Portogallo ci fossero i politici che prendono delle decisioni invece di farsi comandare dai media, pendere dalle labbra del virologo Broccolo, senza leader che postano le foto con i carciofi invece di lottare in Parlamento. Una totale assenza dei più elementari dettami di Sun Tzu.

Anche la funzione del Parlamento lascia a desiderare, in Portogallo.

Noi italiani, degni eredi del Machiavelli, abbiamo ormai capito che bisogna ignorare le lungaggini parlamentari quando c’è un’emergenza, quando ci sono decisori ben più competenti a pressarci e soprattutto quando ce lo chiede l’Europa. In portogallo, invece, no. Il Parlamento conta e vota. Da non credere, amici.

Anche la ormai nota mozione di Ciampolillo al Senato, avrebbe molto da insegnare agli abitanti della penisola iberica perché loro avrebbero votato sì o no, invece di pensare che col sì cade il Governo che noi dobbiamo mantenere per far sì che il Governo ci ascolti facendo sempre tutto il contrario di quello che noi proponiamo.

Cari portoghesi, non fraintendeteci. Non siamo contro di voi e non vogliamo darvi lezioni, ma veder ignorata in maniera così spudorata la lezione strategica suntziana non può che addolorarci.

lunedì 24 maggio 2021

Bologna 22 maggio 2021, manifestazione Primum non Nocere, 8000 persone

Bologna 22 maggio 2021, manifestazione Primum non Nocere, 8000 persone: "l'onesta cronaca" del Corriere della Sera, ed altri lacchè, muta!







Lo stesso giorno, nella piazza attigua, la sbandierata manifestazione delle Sardine.




lunedì 17 maggio 2021

Contagiati i vaccinati: perché vaccinazione non equivale ad immunizzazione

Qualche giorno fa Bloomberg riportava la notizia che alle Seychelles (Business Insider parla anche delle Maldive) è in atto un enorme aumento di casi di Coronavirus (tra la popolazione vaccinata) nonostante sia “la nazione più vaccinata del mondo” (la copertura è arrivata al 62% della popolazione locale).

I commentatori italiani, e non solo, si sono soffermati sulla provenienza del vaccino, sottolineando come la causa di questo focolaio potesse essere riconducibile alla qualità del vaccino... prodotto dai cinesi (da notare che solo il 59% della popolazione ha usato questo vaccino, il resto della popolazione ha inoculato la versione indiana di AstraZeneca)... la scienza può essere razzista.

Gli stessi commenti di quando lo scorso mese scoppiò il "paradosso cileno".

Forse però, non tutti sanno che non sono rari i casi di focolai epidemici in popolazioni completamente vaccinate.

Basti pensare che “poco tempo fa”, precisamente nel dicembre 2019, una epidemia di morbillo colpì la popolazione di Tonga e, dai casi presi in esame, si scoprì che molti di essi erano soggetti vaccinati con entrambe le dosi di vaccino come raccomandato dalla stessa OMS.

Anche in quel caso, il capo del Ministero della Salute, il dr. Siale ‘Akauola, parlò di possibile causa nei vaccini “di bassa qualità”.

Ma si può continuare con quanto successo in Portogallo 2018, così veniamo in europa, dove, secondo quanto riportato da questo articolo di Eurosurveillance, si verificò un’epidemia di morbillo su soggetti vaccinati.

Il 69.8% dei contagiati risultava essere vaccinato con due dosi di vaccino per il morbillo o MPR (morbillo parotite rosolia).

Altri casi simili possono essere studiati qui (China, provincia di Zhejiang, 2014), qui (Corea 2017), qui (Repubblica Ceca 2017) e qui (Israele 2017).

Perché abbiamo riportato questa serie di notizie?

Perché ci chiediamo, alla luce di quanto letto poc’anzi, e a prescindere dalle conseguenze politiche e metodologiche della scelta, come possa essere presa in considerazione l’idea di un passaporto vaccinale, quando la stessa medicina dimostra, senza alcun dubbio, che vaccinazione non significa immunizzazione.

I paradossi e le contraddizioni continuano...

sabato 15 maggio 2021

[COMUNICATO STAMPA] - IL FRONTE DEL DISSENSO DENUNCIA LE LIMITAZIONI DEL GOVERNO ALLA MANIFESTAZIONE DEL 18 MAGGIO 2021

In vista del presidio del 18 maggio alle ore 9.00 in Piazza Montecitorio indetto dal neonato Fronte del Dissenso di cui fanno parte movimenti, associazioni, comitati di cittadini, organizzazioni politiche che si riuniranno per chiedere che il DL 44 che prevede, tra l’altro, l’obbligo vaccinale per gli operatori sanitari non sia convertito in legge, denuncia le restrizioni e i divieti inaccettabili della Questura di Roma alla manifestazione.

Fino ad oggi le nostre numerose proteste si sono svolte pacificamente e senza creare alcun problema di ordine pubblico e, per questo, non si comprende affatto la logica di tali restrizioni se non come atto politico di privare i cittadini di un diritto garantito dalla Costituzione Italiana all’art. 21.

Soltanto uno Stato di Polizia può limitare il diritto di esprimere il proprio dissenso e, per questo, come liberi cittadini non accetteremo un diktat così grave e ci ritroveremo il 18 maggio a Montecitorio.

Ciò affermato, il Fronte del Dissenso prende le distanze da qualsiasi soggetto che utilizzi la violenza come metodo di protesta. Siamo per la disobbedienza civile come espressione di quel diritto di Resistenza di cui parlava Dossetti poiché, qualora il Governo violi le libertà e i diritti garantiti dalla Costituzione, la resistenza sotto ogni forma è il più sacro dei diritti e il più imperioso dei doveri.

Il popolo è titolare dell’ultima parola quando la Costituzione viene violata, come ormai accade da troppo tempo.

Nessun passo indietro!

martedì 11 maggio 2021

Obbligo di vaccinazione anti Covid-19 per il personale sanitario - Decreto Legge 44/2021

Sono stati depositati pochi giorni fa gli emendamenti al Decreto Legge 44/2021 che stabilisce tra le altre cose l’obbligo di vaccinazione anti Covid-19 per il personale sanitario. Gli emendamenti saranno discussi in vista della conversione in legge, prevista entro la fine di questo mese.  

Esaminiamo in questo articolo quelli più preoccupanti, che contengono proposte, se possibile peggiorative, sia sui temi dell’obbligo vaccinale che su quello delle restrizioni sanitarie, mettendo in risalto che queste provengono non da senatori del centrosinistra, bensì da esponenti del centrodestra, più specificatamente, Lega e Forza Italia.

All’art. 1 recante “Ulteriori misure per contenere e contrastare l'emergenza epidemiologica da COVID-19”, ecco  l’emendamento 1.0.2, proposto dalla Lega a firma di Briziarelli, Augussori e Fregolent per convertire in legge ciò che è già stato anticipato dal ministro della Salute e da alcuni governi regionali, che chiedono di rendere obbligatorio il “Green Pass” per i visitatori delle residenze per anziani e disabili.


Altri emendamenti, esplicativi del livello di servilismo dell'ex opposizione e della loro vera natura, sono quelli riguardanti l’art. 2 (“Disposizioni urgenti per le attività scolastiche e didattiche delle scuole di ogni ordine e grado”), ovvero 2.0.1 e 2.0.2 di Ronzulli (Forza Italia), in cui si chiede non solo di estendere lo status di categoria prioritaria ai cancer survivors ma, addirittura, di abilitare le infermiere volontarie della Croce Rossa alle vaccinazioni anti Covid-19. Siamo alla farsa…


L’art. 3 prevede oggi attenuazioni della responsabilità penale per i somministratori del vaccino anti SARS-CoV-2, cosa già di per sé grave ma, poiché al peggio non c'è fine, gli emendamenti di alcuni senatori di centrodestra (3.6 Modena e Ferro di Forza Italia; 3.7 Durnwalder, Steger, Laniece, SVP) vorrebbero, addirittura ampliarlo ben oltre l’impianto attuale, introducendo:

1) anche uno scudo civile per chi somministra il vaccino e per le strutture coinvolte (3.6 Forza Italia, 3.7 Autonomisti)

2) protezioni penali e civili anche per i medici chiamati a rispondere di morte e lesioni gravi nel corso dell’emergenza pandemica, arrivando a suggerire per legge (!!!) le attenuanti da considerare nei casi sospetti di colpa grave (3.01,  3.02: Pagano, Bernini, Schifani, Forza Italia; 3.9, Mallegni, Forza Italia; 3.11, Balboni, Ciriani, La Russa, Totaro, Forza Italia)






Venendo all’obbligo vaccinale per i sanitari (art. 4), facciamo notare che gli unici a chiederne la soppressione sono i senatori Paragone e Ciampolillo (Gruppo Misto).


Tutti gli esponenti degli altri partiti, non solo accettano supinamente che diventi legge, ma alcuni, come i senatori della Lega Riccardi, Augussori, Calderoli, Grassi, Pirovano, ritenendo che, evidentemente, non sia abbastanza stringente, propongono di estenderlo anche a volontari, tirocinanti, appaltatori, studenti (ma non era per proteggere i pazienti?) di medicina e infermieristica, ecc. “indipendentemente dalla tipologia contrattuale”.





Degno di nota è anche l’emendamento 4.11, sempre a firma Lega, proposto dai senatori Riccardi, Augussori, Calderoli, Grassi, Pirovano, che propone di incaricare il medico del lavoro, e non quello di base come prevede oggi il DL, di valutare le eventuali incompatibilità del sanitario obbligato con la vaccinazione. È difficile immaginare un altro motivo che non sia quello di rendere molto più difficoltose le esenzioni sanitarie, spostando la decisione dal medico di fiducia ad una figura più “burocratica” e lontana.



L'unico emendamento non peggiorativo, e qui sfioriamo il ridicolo, è quello proposto da altri senatori della Lega, che pur non chiedendo l’abrogazione dell’obbligo, propongono una riduzione dello stipendio (invece che una sospensione, bontà loro) ai medici renitenti sospesi dal lavoro (4.20, 4.21, 4.22, Pillon, Pellegrini, Arrigoni, Augussori, Calderoli, Grassi, Riccardi). È facile immaginare i risvolti erariali e patrimoniali di questa proposta, e quindi le sue probabilità di successo. Conoscendo le convinzioni e l’impegno trascorso di questi senatori per la libertà terapeutica, il “ripiego” di questi emendamenti non può che confermare ancora una volta che, per il loro partito, la revoca dell’obbligo non è minimamente in discussione.




Dalla lettura degli emendamenti al DL 44 si comprende quali siano oggi i partiti che hanno a cuore le garanzie costituzionali (nessuno) e specialmente quanto valgano le dichiarazioni e le rassicurazioni, di certi loro esponenti, di cui alleghiamo due esempi.

domenica 9 maggio 2021

Rapporto Conad

Mi chiamo Tortonazzi Alberto e da circa un anno sono stato promosso “chief security manager anti pandemic covid for the safety of customers”.

In pratica, mi occupo della sicurezza dei clienti del supermercato affinché possano fare la spesa in tutta sicurezza rispettando tutti gli standard della sicurezza.

Appena ricevuto l’incarico, ho radunato il mio staff e ci siamo messi subito al lavoro.

Innanzitutto, abbiamo creato la figura del controllore anti assembramenti con la mission di controllare l’ingresso e gli spazi circostanti. Poi, alla porta c’è l’addetto agli ingressi che - rispettando le indicazioni del capienziometro che ci ha fornito dati e coordinate - è autorizzato a far entrare 125 persone al massimo. Questo numero ci è dato dalla corporatura media degli essere umani, diviso i metri quadrati dell’edificio e sottratte le aree non calpestabili.

Una volta entrato, il cliente viene gentilmente invitato a sanificare le mani, controllare che la mascherina copra naso e bocca e a misurarsi la febbre.

Misurarsi la febbre è obbligatorio perché abbiamo montato delle sbarre che si aprono soltanto nel caso che il cliente abbia meno di 37°.

A questo punto, devo dire che non è stato affatto facile ridisegnare la collocazioni degli scaffali e delle merci in modo da garantire la sicurezza dei nostri clienti, ma grazie a Kathy - specializzata in supermarket interior design - siamo riusciti a trovare delle soluzioni veramente soddisfacenti che dessero una vision del setting.

Nel percorso che porta i clienti dai prodotti alla cassa, prima di tutto abbiamo piazzato la frutta al centro, mentre le verdure occupano tutta la parete di sinistra.

La frutta è stata posizionata secondo la grandezza e i colori in modo che il cliente, possa più facilmente individuare ciò che gli serve in modo da evitare gli assembramenti vicino a banane e fragole e diminuire la possibilità del contagio.

La verdura, invece, è stata messa sugli scaffali in ordine alfabetico perché riteniamo che chi compra la verdura sia assai alfabetizzato.

Poi, proseguendo, c’è il grande bancone della gastronomia. Per prima cosa, il cliente è invitato a mettere i guanti per poter premere il numero della coda. Nei pressi del bancone, abbiamo fatto dipingere una striscia blu che non si può oltrepassare. Chi la oltrepassa, perde il turno, e deve ricominciare la fila. Alla destra del bancone, un cartello ricorda di rispettare il distanziamento sociale e di indossare la mascherina coprendo naso e bocca.

Dopo la gastronomia, abbiamo le bevande alcoliche che si possono acquistare fino alle 20.00 perché è risaputo che, a partire dalle 20 e 01, il covid comincia a fermentare nelle bottiglie. Inoltre, nei weekend mettiamo dei sacchi neri tipo autopsie di CSI Miami sui prodotti non essenziali come posate, asciugamani, pentole ed altro. Per i dolciumi, invece, abbiamo scelto le strisce bianche e rosse che usano le forze dell’ordine quando vogliono tenere la gente lontano dalla scena del crimine.

Tengo a precisare che la lista dei prodotti non essenziali ci viene direttamente dai vari DPCM che si susseguono.

Mentre il cliente fa la spesa, inoltre, la voce dell’altoparlante ricorda di rispettare il distanziamento sociale e di indossare la mascherina coprendo naso e bocca.

Quasi dimenticavo di dirvi che alcuni nostri agenti in incognito controllano che nessuno sia entrato con un familiare. Le disposizioni sono chiare: può entrare solo un membro per famiglia e più di una volta abbiamo avuto discussioni con alcune signore che non volevano mollare il marito fuori dal supermercato o di coppie omosessuali che gridavano alla discriminazione e all’omofobia.

Finalmente, siamo arrivati alle casse che possono essere usate da un cliente alla volta rispettando il metro di distanza, indossando i guanti e rispettando il lavoro delle nostre cassiere che, armate di doppie mascherine, guanti e visiere saranno liete di controllare che abbiate la mascherina indossata correttamente in modo da coprire naso e bocca.

Abbiamo anche le casse automatiche che, purtroppo, si bloccano spesso, ma non disperate! Un nostro commesso verrà subito in vostro soccorso anche se, non potendosi avvicinare per motivi di sicurezza, dovrete alzare la voce per dirgli qual è il problema e lui vi griderà a sua volta le istruzioni per risolvere il tutto.

Bene, credo di aver detto tutto.

Non mi resta che augurarvi buona spesa e, mi raccomando, rispettiamo le regole e andrà tutto bene, ne usciremo e grazie per la collaborazione per una spesa in sicurezza.

mercoledì 5 maggio 2021

Appunti dopo un anno di “pandemia”

È ormai passato più di un anno da quando siamo entrati in questo tunnel chiamato “Covid”. La vita di ognuno di noi è stata stravolta sotto tutti gli aspetti: lavoro, amicizie, abitudini. Ognuno ha reagito come ha potuto. Io, lo confesso, mi sono aggrappato alle letture di libri e articoli per cercare di dare un senso a questo incubo e per provare a capire ciò che stava succedendo.

Ho affrontato filosofi come Agamben e Onfray, medici come Tarro, scrittori come Orwell, giornalisti come Martino Cervo (che mi ha fornito la maggioranza degli spunti per questo post) e, tramite loro, ho steso questi appunti che non hanno alcuna pretesa di originalità, ma che vogliono essere un semplice contributo per chiarirci le idee e fare il punto della situazione.

Innanzitutto credo che mai - almeno nella storia recente - si era visto un apparato di disposizioni così invasivo e confuso, violento e inefficiente insieme.

Il controllo dei comportamenti, la compressione dei diritti, i confini invalicabili saltati di slancio (il limite del corpo, i trattamenti sanitari, l’umana libertà, e quelle di movimento, e d’impresa) sotto ricatti continui spacciati con la sicumera della scienza che, tra l’altro, di scientifico non ha proprio nulla ma è qualcosa che si avvicina a un dogma scientista che non ammette dubbi.

E tutto senza che, per il momento, a tante militareggianti disposizioni corrisponda purtroppo un esito risolutivo nella guerra combattuta a tentoni contro il Covid.

Mese dopo mese, più la ferocia di certo dibattito incasella obiezioni, dubbi, domande, in sfere semantiche d’impresentabilità ideologica e politica, più sacche di resistenza si gonfiano. 

Più chi chiede trasparenza sugli esiti dei vaccini viene esposto alla gogna “No Vax”, più crescono i dubbi sulla bontà dei medicinali immunizzanti. 

Più l’Unione Europea fatica nel compito di approvvigionare gli Stati con le fiale, più ribadisce la sua necessaria potestà cui prostrarsi con una convinzione che viene giudicata sempre troppo debole.

A chi riflette sulla difendibilità pratica dei lockdown vengono rinfacciate le bare di Bergamo, e così tutto salta, tutto esplode in una curva dove c’è posto solo per tifoserie allucinate: il paradiso del potere, lesto a identificarsi in ciò che è “moderato” tra due estremi che non esistono.

E mai il potere stesso si era reso così necessario, apparentemente neutrale, trasparente - cioè non visibile - anche al netto dei suoi passeggeri e incespicanti interpreti.

Mai tra tecnica e politica l’attrito e l’abbraccio si erano fatti così arroventati.

Un tarlo sembra essersi annidato nei meccanismi delle nostre democrazie; la pandemia sembra aver catalizzato tratti riconoscibili sviluppatisi da tempo nelle nostre società.

Michel Onfray, non cedendo al fascino dell’inevitabilità dell’idea liberale, ha da poco rintracciato in 1984 di Orwell una “Teoria della dittatura” in sette punti, identificati - nota bene - prima della pandemia: 

- distruggere la libertà (“La parola, la presenza, l’espressione, il pensiero, le idee e gli spostamenti sono completamente tracciati e tracciabili. Le informazioni recuperate potranno essere tutte usate per istruire le pratiche destinate al tribunale del pensiero”); impoverire la lingua 

- abolire la verità (“Si stabilisce come nuova  e insormontabile verità il fatto che non esistono più verità ma solo prospettive. E guai a chi rifiuta la nuova verità sull’inesistenza della verità!”) 

- sopprimere la storia 

- negare la natura 

- propagare l’odio (“Nell’ambito della cultura postmoderna, l’odio viene riservato a chi non si inginocchia davanti alle verità rivelate della religione che si autoproclama progressista) 

-  aspirare all’Impero

Ci troviamo proiettati in orizzonti non solo “tecnicamente” totalitari e al centro di un flagello che sembra accelerare l’insostenibilità dell’antropologia contemporanea: decenni di decostruzione relativista di tutto portano alla verità di una scienza di cui non è lecito dubitare, agli ordini tassativi di un superstato terapeutico che può smentirsi su tutto senza perdere il piglio di chi è “sempre stato in guerra con l’Eurasia”.

In tutto questo, hanno un ruolo predominante i media mainstream che, quotidianamente, rivolgono i loro strali contro i “nuovi fascismi”, cioè l’etichetta da appiccicare (assieme a “chi non crede nella scienza”) a qualsiasi formula di dissenso rispetto al pensiero omologato e omologante. 

Un megafono continuo contro il nemico di turno dell’ordine costituito: la “pancia” del Paese, i cosiddetti populismi, eccetera.

Una nuova lezione di libertà sembra tanto più necessaria oggi, in una temperie in cui un vero discorso contro il potere sembra strutturalmente impossibile.

Potere non tanto nel senso di un dominio partitico, o legislativo, ma della tentazione sempre presente a ogni livello di prevaricare sull’uomo, sulle sue aspirazioni, i suoi desideri, la sua insopprimibile esigenza di verità, giustizia, bellezza.

Questo potere agisce nelle famiglie, nelle società e, certo, nei partiti, nelle istituzioni sovranazionali, nei grandi centri finanziari, ma ha sempre un’origine possibile nel cuore di ciascuno.

Proprio le questioni a proposito delle quali, sui giornali, si sente dire che “non ci si dovrebbe dividere”, sono quelle in cui il potere sogna l’unanimità di chi ha deciso per noi. Anzi, di chi in fondo non ha scelta, perché si concepisce falsamente neutro e inevitabile.

Avremmo bisogno di corazzarci contro un racconto che cerca nasi da soggiogare con anelli sempre più osceni. Dovremmo scardinare la cappa di menzogne universalmente diffuse e pervasive, ormai assurte a cornice delle cronache del presente.

Come ottimamente scrive Cervo: “Dagli ormai insopportabili paragoni a sfondo sanitario di ogni discorso politico (il “vaccino contro l’intolleranza”, le “vere infezioni da curare”, gli “anticorpi” contro questo e quello), alla mostrificazione di ogni dissenso (“no mask”, “no vax”, “negazionisti” sono armi da agitare per tacitare il dibattito, non già per indirizzarlo in canoni maturi); alle aporie impressionanti digerite da quasi tutti i media (le proteste di piazza sono gesti democratici da plaudire in Russia, Ungheria e Usa purché pro Biden, irresponsabili focolai in Italia, Francia e Usa se pro Trump); fino alla discesa dei contagi evidente merito dei provvedimenti restrittivi, mentre l’aumento delle infezioni prova l’irresponsabilità dei cittadini, e dunque determina provvedimenti ancor più restrittivi. 

Oggi, un discorso sul potere non pare possibile senza una solida pars destruens. A noi, cercare i picconi più adatti e affilati a disposizione”.